Risulta difficile pensare ad un ambito della nostra vita che, oggi, non sia ancora stato influenzato dallo sviluppo tecnologico. Dalla cucina, al tempo libero fino allo sport. La tecnologia sta cambiando radicalmente il modo di vivere la nostra vita.

Se i racconti di fantascienza ci hanno proposto negli anni invenzioni che potevano sembrare solo il miraggio di un futuro scientifico e tecnologico, oggi possiamo affermare di essere già immersi in quel futuro. Case intelligenti, assistenti virtuali e auto a guida autonoma. È una sola la paura condivisa da tutti noi riguardo al futuro tecnologico che ci attende: saremo mai sostituiti dalla tecnologia e dalle macchine?

Per dissipare ogni timore, Agrinatura vi presenta FarmBot, il contadino-robot!

È subito doverosa una precisazione: scordatevi un robot umanoide con cappello di paglia, zappa elettrica e annaffiatoio automatico! FarmBot è una macchina capace di replicare la maggior parte delle mansioni necessarie alla cura di un orto, ma non assomiglia per nulla ad un essere umano e – potete tirare un sospiro di sollievo – non ha alcuna intenzione di sostituirsi ad esso.

 

Cos’è esattamente FarmBot?

FarmBot è la prima macchina a controllo numerico (CNC – Computer Numerical Control) open source sviluppata per la coltivazione: un autentico robot-agricoltore capace di prendersi cura dell’intero ciclo di vita delle colture, dalla semina fino ai momenti immediatamente precedenti alla raccolta. Nato e sviluppato alla California Polytechnic State University, l’anima open source del progetto FarmBot intende consentire agli utenti di modificarne liberamente ogni componente hardware e software, creando una tecnologia aperta ed accessibile che consenta a tutti di coltivare cibo e di coltivare cibo per tutti – così come recita il claim del progetto.

Un’idea, quella del progetto FarmBot, che nasce dalle spaventose previsioni riguardanti il prossimo futuro dell’umanità: si stima infatti che, entro il 2050, la popolazione mondiale possa crescere dagli attuali 7 miliardi di individui fino alla quota monstre di 9 miliardi, con un conseguente e necessario aumento della produzione di cibo di circa il 60% rispetto ad oggi. È qui che entra in gioco l’Agrifood Tech, quel segmento dell’universo tech che punta a migliorare e ad innovare l’industria alimentare ed agricola, di cui FarmBot è un brillante esempio.

FarmBot-in-azione

Riducendo l’impatto ambientale, lo spreco idrico ed energetico, i trasporti e l’uso di carburanti inquinanti, ma soprattutto il tempo necessario per la coltivazione, è possibile immaginare un futuro in cui la produzione di cibo sia sostenibile. Anche a fronte dell’impennata demografica attesa nei prossimi anni. Un obiettivo ambizioso ma raggiungibile, a patto di fare spazio nel settore agricolo – ancora fortemente legato alla tradizione – ad un futuro tecnologico ed innovativo.

In questa direzione, FarmBot rappresenta il futuro delle coltivazioni domestiche. Un aiutante “da giardino” capace di occuparsi in autonomia di un’area di terreno di circa 3x2 metri nella sua versione base, fino a 6x3 metri nella versione XL.

Grazie ad un’interfaccia visuale intuitiva, è possibile progettare il proprio orto come in un videogame, affiancando tra loro ortaggi diversi e lasciando che sia FarmBot a gestirne le diverse necessità in termini di spazio, irrigazione e composizione del terreno. Collegando FarmBot a internet, la gestione dell’orto può inoltre essere delegata totalmente alla macchina, ricevendo notifiche e potendo gestire le attività del proprio orto ovunque ci si trovi, direttamente dal proprio smartphone.

Ciò di cui necessita FarmBot per funzionare sono unicamente elettricità, connessione Internet e approvvigionamento idrico. Può eseguire quasi tutti i processi agricoli prima della raccolta, compresa la semina, il controllo meccanico delle piante infestanti e l’irrigazione, operando sia al chiuso che all’aperto, con la possibilità – nel secondo caso – di raccogliere l’acqua piovana per le future irrigazioni e sfruttare l’energia solare per autoalimentarsi. In pratica, FarmBot lascerà al suo “socio” umano giusto la soddisfazione di cogliere i frutti del duro lavoro svolto dalla macchina!

Il robot, grazie ad un elevato numero di componenti specificamene studiati per le diverse mansioni, è in grado di piantare, con precisione millimetrica, oltre 30 diverse colture tra cui patate, piselli, zucchine, carciofi e bietole, misurare il contenuto di umidità del terreno, innaffiare ciascuna pianta in base alle necessità e usare una telecamera per individuare le piante infestanti ed eliminarle, il tutto operando autonomamente secondo le indicazioni del (insostituibile) contadino!

Possiamo quindi affermare con sicurezza che FarmBot – insieme a tanti altri esempi di Agrifood Tech messi in campo da start-up italiane e internazionali – non rappresenta affatto una minaccia per l’agricoltura e gli agricoltori, quanto piuttosto un’opportunità. I ricercatori della California Polytechnic State University hanno dimostrato come FarmBot produca il 25-30% in meno di CO2 rispetto a quanto necessario per comprare la medesima quantità di ortaggi prodotti dal robot presso qualsiasi negozio o catena di grande distribuzione. Il tutto battendo la capacità produttiva di un contadino in carne ed ossa, ovvero riuscendo a produrre un maggiore quantità di ortaggi nel medesimo spazio e tempo!

Un tempo si usava parlare di “braccia rubate all’agricoltura”. Oggi forse siamo pronti a restituirle il maltolto: solo che FarmBot ci mette le braccia, a noi non resta altro che metterci cervello, volontà e un po’ di amore per il destino del nostro pianeta.