Anche quest’anno Agrinatura è orgogliosa di presentare una marcita che è stata realizzata a scopo didattico/illustrativo da Mentino Rosa.

Ma cosa è una marcita? Malgrado il nome faccia pensare a qualche posto dove abbondava il marciume una marcita è in realtà una tecnica di coltivazione del foraggio assai produttiva che produce campi rigogliosi.

La tecnica della marcita è stata inventata in epoca medievale nell’ambito delle grandi abbazie monastiche dai monaci che, sfruttando il patrimonio di conoscenze agricole e l’osservazione della natura, capirono che l’acqua di risorgiva sgorga a temperatura costante durante l’anno mantenendosi tra i 9 e i 14 gradi. La costanza di temperatura nell’arco dell’anno fa sì che l’acqua di risorgiva non geli mai e i monaci intuirono di poter usare quest’acqua come “termosifone” naturale impedendo ai terreni di ghiacciare. Grazie a un sistema di canali sviluppati prima dai monaci e poi dai contadini nelle marcite si manteneva un velo d’acqua sui terreni ma senza mai farla ristagnare così che il terreno non gelasse mai e l’erba non marcisse.

Questo antico sistema è ben conosciuto da Mentino, volto storico dell’agricoltura erbese, che testimonia: “Grazie alle marcite Erba era famosa nella zona per la produzione di erba da foraggio che veniva venduta agli allevatori della Valsassina e di altre zone montane che, soprattutto in inverno avevano scarsità di foraggio”.

L’antica tecnica medievale infatti riesce a far sviluppare l’erba velocemente e per un periodo più lungo: “Grazie all’antico sistema della marcita si ottenevano 9 tagli stagionali contro i 4, massimo 5, ottenibili nei campi – spiega ancora Mentino – Grazie all’acqua i campi non gelavano mai e anche in inverno l’erba poteva continuare a crescere. In marcita l’erba era anche di qualità superiore e la differenza la si apprezzava soprattutto con il primo taglio, quello di febbraio, con gli animali che arrivavano ad avere una produttività superiore del 50% rispetto a quelli nutriti con l’erba dei campi normali”.

Ovviamente il mantenere in funzione il sistema richiedeva un’attenzione costante alle opere di ingegneria idraulica: canali, chiuse e canali di scolo dovevano infatti essere sempre mantenuti efficienti con pulizie e riparazioni periodiche: “Era importantissimo tenere l’acqua in circolazione – ricorda il contadino lasciare l’acqua stagnante in inverno voleva dire farla gelare e “bruciare” il campo. Ovviamente il sistema comportava costi, perché si pagava l’acqua, e nelle stagioni di secca c’erano sempre questioni sull’uso dell’acqua. Anzi c’era anche qualche “furbetto” che rubava l’acqua”.

Come si capisce in marcita, il marcio proprio non c’era e quindi, legittimamente, ci si può chiedere da dove derivi il nome. Il termine marcita deriva da una pratica di fertilizzazione che consisteva nel lasciar marcire l’ultimo taglio autunnale così da rinvigorire i campi in vista della brutta stagione e ottenere poi il prezioso taglio di febbraio.